Maestri

Niccolo' Salernitano

Vissuto tra l'XI ed il XII secolo fu Preposito della Scuola di Salerno e  autore di un completo prontuario farmaceutico: l'Antidotarium.

Pregato da alcuni che volevano studiare la pratica medica, onde avessi loro insegnato non solo il modo di comporre e di dispensare, ma anche la dottrina de più usuali medicamenti, indicando le specie di ciascun farmaco, e le malattie nelle quali furono trovati proficui; mosso da tali istanze, mi diedi a scrivere l'opera con uno scopo semplicemente pratico.

L'opera di Niccolò ebbe grande fortuna e diffusione, divenendo norma comune delle farmacopee di quel tempo. Nel compendio vengono esposte, secondo le dottrine dominanti del periodo, le proprietà, la composizione e i nomi degli antidoti.  Niccolò fornisce la prima notizia di anestesia prodotta tramite l'inalamento di alcune sostanze narcotiche, con lo scopo di ottenere l'insensibilità nelle operazioni chirugiche.

L'opera può essere collocata tra le post-costantiniane, per gli influssi della medicina araba che si riscontrano. Infatti nei rimedi salernitani appaiono sostanze proprie della farmacopea araba, dalla mirra al tamarindo, dalla noce moscata ai fiori di garofano. Da esse hanno origine gli sciroppi, gli giulebbi, gli alcool, le aldeidi - tutte parole arabe - come pure i nuovi solventi: l'acqua di rose e l'acqua di arance.

In essa è nominata la Spongia Soporifera mediante la quale veniva inalata una sostanza narcotica per anestetizzare. La spongia o spugna soporifera era composta da diverse essenze, quali l'oppio e la mandragora; veniva imbevuta nelle sostanze narcotiche e successivamente essiccata.  Al momento dell'uso si inumidiva con acqua calda e il principio attivo veniva assunto o bevendo il succo o per inalazione. Naturalmente il metodo comportava frequenti rischi da sovradosaggio, che potevano, talvolta, causare la morte del paziente.